E. Bottini, Regia Amministrazione
Enrico Bottini è cresciuto, ma il padre resta una figura molto presente...

Torino, addì novembre 8 2004


DITTA PATTONI

Enrico, mio adorato figlio, sono ormai mesi che non ricevo tue nuove, ma non per questo demordo nel mio ardimento a guarire, non per questo abbasso la guardia di fronte al pericolo Focaccina. Devo pensare, devo occupare anima, mente e corpo. Credo nel fato figlio mio, credo che quando il nostro Re incita il suo popolo, dicendo che siamo nel suo cuore, non lo dica per scherno, ma che vi sia del vero. Perchè ti dico ciò? Perchè penso che vi sia del vero nelle parole del re? Ora ti narrerò buon Enrico, ma tienti forte poichè la notizia ha del sensazionale. Ieri avanti l'altro, vagavo per la via Cernaia interrogandomi su come avrei potuto impegnare le mie vuote giornate, quand'ecco pararmisi innanzi il Signor Pattoni, sì figlio mio in noto ombrellaio di Torino.
In quattro e quattr'otto facemmo l'affare ed ora lavoro presso di lui. Una persona disponibile e comprensiva, nonostante la mia età avanzata ed i miei numerosi errori sul lavoro. I colleghi mi frustano con le stecche d'mbrello, ma cos'è in fondo? Vivere Enrico Vivere!!



Vergato da tuopadre alle ore 09:30 ~ commenti (1)

Torino, addì novembre 5 2004


UN VAGO SENSO

Di schifo e disappunto nel vedere le reginette di Porta Palazzo. Non ne comprendo le motivazioni, questa voglia di apparire e farsi beffa del nostro Re intonando canzoncine volgari e più adatte al volgo, alla plebe che non a una reginetta. Ne ho picchiata una. Scrivilo Enrico, urlalo ai giornali: l'uomo misterioso che si inoltrò nella folla e diede sonori ceffoni alla Reginetta di P.rta Palazzo sono stato io. Dio mio! Quale immoralità, quanta vergogna deve ancora vedere la nostra bella Torino!. Con affetto Tuo Padre



Vergato da tuopadre alle ore 09:24 ~ commenti

Torino, addì ottobre 29 2004


HO SMESSO DI PENSARE

Ho deciso di lasciare da parte certi pensieri, dolce Enrico. Ho capito che la via che seguivo mi avrebbe portato a morte certa, e nell'agitazione di una notte di pioggia, ho capito che gli spiriti malvagi erano in me. Ho ripreso in mano la penna per raccontarti il mio tormento, per descriverti come ne sono uscito a testa alta una mattina di Ottobre, mentre la Mole dipingeva buffe ombre su i tetti delle case. E' lì, a due passi dalla Via della Zecca che ho rivisto l'uomo focaccina e con esso mi sono confrontato. Un incontro maschio il nostro, da spirito a uomo, me che dico Enrico! Da spirito a spirito. Perchè anch'io quel giorno ero l'ombra del padre che tu conosci e ami. Ci siamo studiati per qualche ora, immobili, al centro del ciottolato. Lui mi fissava ed io non distoglievo lo sguardo. Le frustate dei calessini che passavano talvolta non mi scalfinano e neanche le badilate che alcuni operai mi diedero per scherno. Al fine lui mi parlò: "Sono l'uomo focaccina". Raggelai, ma cercando di farmi forte dissi: "L'uomo focaccina che vive nella farina?". Lo spirito sorrise e scomparendo alla mia vista disse: "Sì". Da allora è tutto cambiato figlio mio e nessun pensiero può scalfirmi, nessuna ombra potrà tediare la mia vita. Ricorda Enrico: nemesi o donna folgore?  Con affetto tuo padre



Vergato da tuopadre alle ore 18:20 ~ commenti

Torino, addì luglio 29 2004


HO FATTO UN SOGNO

Caro dolce Enrico, devo scriverti, voglio scriverti. Quanto mi terrorizza questa situazione. Quali vampe di cupa angoscia mi fiottano come sangue dallo stomaco. E tutto per un sogno. Un terribile viaggio nelle braccia di Morfeo, in quel regno dove anche il nostro buon Re poco può fare.

Le scale si spengono, la luce della candela a fatica rischiara la stanza del mio soggiorno estivo. Qui a due passi dal mare, in quest'oasi esilio dove i ricordi di tua madre affiorano vividi ho incontrato la paura, il delirio la pazzia. E tutto per un sogno: un maledetto insieme di scene insensate che ormai non riesco più a cancellare dalla mente.

C'era un magazzino, nel sogno, un grande magazzino, forse l'Emporio de LA RINASCENTE. Non riconoscevo le mercanzie esposte: file interminabili di piccoli libretti colorati, con immagini e parole stampate in copertina. Intorno c'era musica e una scritta sconosciuta che si ripeteva ossessivamente ovunque: DVD. Cosa significasse mi era oscuro, ma mi muovevo sereno in quello spazio d'altro mondo. Intorno a me non v'era nessuno, i corridoi vuoti e sinistri tra gli scaffali. Poi ho visto lui. Meo Deus come mi è difficile esprimere quale terrore mi ha messo quel confronto con ... neppure io sò spiegare cosa fosse, il significato arcano di quelle parole. Ma devo stare calmo, andare con ordine. Passeggiavo tra gli scaffali, incuriosito da quelle tre lettere DVD e mentre cercavo di capire ecco che il mio sguardo ipnotico si ferma su un corridoio deserto. Ed è allora che lo vidi: l'uomo focaccina che vive nella farina. Fluttuava nell'aria muovendosi velocissimo lungo il deserto corridoio. Quale tormento Enrico mio il ricordare quella scena! Un attimo prima il vuoto, pochi secondi dopo l'uomo focaccina che avanazava e avanzava e avanzava veloce come un battito d'ali come un sogno che si dilegua all'alba. In un momento mi era sotto, mi incalzava fissandomi con gli occhi grandi, immensi. "Ciao" mi ha detto. Lo fissavo e non capivo, le parole strozzate in bocca, la lingua paralizzata. "Ciao" mi ha ripetuto e sentivo i suoi occhi su di me, la sua faccia di focaccina sempre più immensa come la luna, sì come la luna che vedemmo al cinematografo con le film dei Lumiere. Meo Deus, meo Deus. Chiama il Re mio adorato Enrico, aiutami ti prego. Per Dio sono pur sempre tuo padre, non puoi lascirami solo in questo momento che lui...ah...lo senti? Vero che anche tu senti i suoi passi? E' di là nella sala grande, lo percepisco. Devo uscire andare

addio Tuo Padre



Vergato da tuopadre alle ore 11:08 ~ commenti

Torino, addì luglio 8 2004


FAME
Oggi il mio collega Li Calzi mi ha proposto di dividere con lui il tempo che ci è concesso per consumare il pasto. Sono stato intimamente colpito da questa manifestazione di fiducia e stima, anche perché, come dissi in precedenza, Li Calzi non è uso a prendersi certe libertà. Purtroppo, a causa del mio recente impegno nel purificare il mio corpo (l'ho promesso a Dio, al nostro Re e al mio buon padre), sono stato costretto a declinare l'invito. Li Calzi porta sempre con sé le focacce tipiche del suo paese di origine, e pare che la panettiera di via Bogino abbia imparato a cuocerle ed a rifornirlo quotidianamente. Io, ahimè, nella mia sporta ho soltanto poche verdure crude da farmi bastare fino a sera. Non voglio che mi veda mentre le intingo nel sale e le porto alla bocca. Non voglio che nessuno sappia. Nemmeno il mio buon padre ha più fiducia in me, e la malinconia mi assale in questa Torino bagnata dalle prime piogge estive.


Vergato da enricobottini alle ore 15:35 ~ commenti



Non capisco questa ostinazione del diario nel riportare la futuribile data 2004 quando in realtà ci troviamo nell'anno di grazia 1904...

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